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TOUR 2021/2022

1° OTTOBRE - Teatro al Parco, Parma

6_17 OTTOBRE - Teatro Fontana, Milano

7_12 DICEMBRE - Teatro Basilica, Roma

16 DICEMBRE - Teatro Comunale, Mirano

20 GENNAIO - San Stino di Livenza (Ve)

21_22 GENNAIO - Teatro Cantiere Florida, Firenze

26 GENNAIO Teatro - Comunale di Pergine, Pergine Valsugana

27 GENNAIO - Teatro Giovanni Testori, Forlì (FC)

28 GENNAIO - Teatro Toselli, Cuneo (CN)

29 GENNAIO - Teatro Eugenio Fassino, Avigliana (To)

1_2 FEBBRAIO - Teatro Municipale, Casale Monferrato (AL)

5 FEBBRAIO - Teatro Tognazzi, Velletri (RM)

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NUOVA PRODUZIONE/DEBUTTO 14 GENNAIO 2022 TEATRO FONTANA, MILANO

 

CORO:        Contro il potere dello scontato, dell'idea dominante, il potere dell'abitudine, si accampi   

                     Il miracolo dell'imprevisto, dell'invenzione, dell'immaginazione e del gratuito.

Venga la forza della Poesia. E che sia pericolosa! Che spaventi! Perché il terrore, ciò che ci riporta a terra, ci ricordi che “solo immaginando l'impossibile sarà possibile trasformare l'inaccettabile”.

Βάτραχοι, 1418: “sono sceso quaggiù a cercare la poesia, perché il nostro paese possa salvarsi”

 

Prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatri di Bari e Solares Fondazione delle Arti, lo spettacolo è il risultato finale di un progetto più ampio – in cantiere da ormai due anni e più volte rimandato a causa dell’emergenza sanitaria - che, nei mesi, ha visto coinvolte diverse realtà del territorio.

In scena un coro di cittadini ogni sera diversi affiancano il nucleo di artisti under 35, provando a rifondare l’antico legame esistente tra società e teatro. Ogni fase del lavoro ha vissuto momenti collettivi in cui sono state coinvolte diverse realtà attive sul piano sociale, culturale e dell’associazionismo. Oltre ai workshop cittadini e per la selezione degli artisti, è stata avviata una collaborazione con studenti e docenti dell'Università Statale di Milano e l'Università IULM a cui è stata affidata una nuova traduzione del testo; gli allievi dell'Accademia di Brera hanno affiancato lo scenografo nella costruzione delle scene ottenendo crediti formativi come parte dell’attività didattica; gli studenti dell’IIS Galilei-Luxemburg hanno partecipato a una sessione di laboratori intorno ai temi dello spettacolo.

Una delle opere più celebri di Aristofane rivive dunque in un allestimento inedito, eterogeneo e condiviso che accompagna il pubblico in un divertente e visionario viaggio negli inferi.

In scena assistiamo alle rocambolesche peripezie del dio Dioniso e del suo servo Xantia, diretti verso l’Ade per riportare in vita un Poeta che salvi la città dal degrado culturale.

La struttura stessa dell'opera originale ha suggerito le modalità di lavoro: una drammaturgia on the road divisa in due parti molto diverse tra loro, così come potrebbero apparire diversi i due protagonisti. La loro continua relazione di scambio, mascheramento e svelamento, oltre che sintomatica del trasformismo politico denunciato da Aristofane, ci mostra invece come in fondo entrambi non siano che due aspetti della nostra umanità, in bilico tra afflato divino e greve animalità. Due facce di quello “specchio ustorio” che è la commedia, un elastico teso tra alto e basso, tra poetico e popolare.

In questo modo i temi principali (l'importanza della cultura e del suo valore sociale-politico, il pacifismo ante litteram, la responsabilità individuale e collettiva, l'interrogarsi sul futuro) possono essere trattati alternando l'identificazione più emotiva, capace di abolire distanze e conflitti, con la farsa più divertente, capace di deviare da percorsi già battuti.

Il viaggio del dio e del servo è prima disseminato di incontri singoli che tracciano il percorso, poi si estende a tutto il coro e, infine, all'altra metà del cerchio, il pubblico. Ed è in questo momento, quando varcano le soglie del mondo di qua, che avviene la cesura, che è anche un atto di responsabilità. Il coro dei cittadini invade la scena spezzando il procedere della trama e provando a farsi crepa, a sospendere quell'idea di storia come linea retta, progressione continua che non permette di immaginare altro che un futuro come ripetizione corrotta di un eterno presente.

 

 

 

 

Note di regia

Ho scelto come campo d'indagine una commedia che ha per oggetto lo statuto della tragedia ideale, partendo da quella che può essere definita già dal principio un'operazione metateatrale.

La scelta nasce dal desiderio di lavorare intorno all'identità speculare che lega il comico e il tragico, alla riscoperta di quel ruolo sociale che la poesia ha sempre avuto e sempre avrà. Il teatro, infatti, per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. La sfida è ricucire il dialogo interrotto.

Nelle tragedie e nelle commedie della Grecia classica in scena erano impegnati pochi attori e un coro formato da cittadini ateniesi, scelti attraverso laboratori. Allo stesso modo, per coinvolgere realmente la comunità, per mettere in contatto la “periferia” con ciò che “sta al centro”, ho tradotto quella pratica, immaginando uno spettacolo che impegni in scena attori professionisti e cittadini.

Nell'epoca dei grandi media virtuali, affrontiamo la materia sacra di persona. Nell'epoca del solipsismo sempre più disperato, ci uniamo in cerchio e ci facciamo comunità.

Pensare il coro, oggi, agirlo al centro della scena, oltre che poetica, è questione politica. È in gioco il legame di sangue tra società e teatro. Ri-fondare il coro e ri-fondare la polis. Perché il teatro, e la comunità, e il coro, in questo momento storico noi ce li dobbiamo letteralmente re-inventare.

Il teatro, come la politica, è una poesia che non si scrive da soli.

 

Marco Cacciola

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In occasione della LXXVI Festa del Teatro di San Miniato Elsinor Centro di Produzione Teatrale presenta in prima nazionale Irma Kohn è stata qui, spettacolo firmato dal giovane regista Pablo Solari e tratto dallomonimo romanzo di Matteo Corradini, edito da Rizzoli.

Lopera, di impronta storica, ripercorre le vicende della Seconda Guerra Mondiale ispirandosi ad un episodio realmente accaduto e seguendo tre linee narrative.

Sono gli ultimi mesi di guerra. Ci troviamo a Königsberg, un luogo di confine dove avviene la ritirata tedesca, spinta dallavanzata russa. Nella città dei sette ponti” una partigiana salva una sedicenne dalla deportazione e la porta in un bordello perché venga tenuta nascosta. La ragazza si chiama Irma Kohn, e vivrà alcune settimane in compagnia delle ragazze nella casa chiusa”. Irma ha visto scomparire la sua famiglia e la sua casa, sta crescendo, è un’adolescente moderna e irrequieta.

La seconda linea narrativa è condotta da Kat, ebreo come Irma ma impegnato nello Judenrat, il consiglio ebraico che riceve ordini dai nazisti e compila elenchi di deportati. Kat si muove su un crinale tra vita e morte, obbedienza e rivalsa, sensi di colpa e autoassoluzione. Kat frequenta il bordello. Kat sa che dallultimo elenco manca una deportata, fuggita. Se non la trova, sono guai seri.

Nella terza linea narrativa troviamo Wolf: ufficiale nazista della prima ora, ha la missione di deportare gli ebrei del luogo per poi guadagnarsi il ritorno a casa. Spietato contro coloro che odia, ha nostalgia della moglie. Cerca Irma Kohn, va a caccia di animali nel bosco e di ebrei in città, frequenta il bordello.

Quella di Irma Kohn è una storia che parla di confini, reali e simbolici. Il primo è quello temporale: la storia è collocata nelle ultime settimane della Seconda Guerra Mondiale, in quei giorni che separano il caos del conflitto dal caos più felice della ricostruzione. Il secondo è quello fisico: la città che ospita il dramma è Konigsberg,luogo al contempo affascinante e raccapricciante, sede dei nazisti impegnati nella deportazione e nello sterminio degli ebrei e tappa dellesercito sovietico in arrivo. Il terzo, invece, è un confine intimo, tutto interno a Irma, la protagonista, ragazza sedicenne nel cui nome riecheggia la discriminazione ebraica, lo stereotipo del giudeo” ben al di là della violenza nazista. L'ultimo, infine, riguarda lidentità dei protagonisti, sempre sul limite tra male e bene, in una situazione dove tutto si confonde.

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Ho dimostrato che non c’è differenza tra me e chiunque altro. Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle.

The Killing Joke

Una notte. Un uomo vestito da Joker, reduce da una festa in maschera,  esce a prendere una boccata d’aria. Osserva la città muoversi nella notte. Sente amaramente il peso e la stretta del vivere nel presente. E allora  tra riflessioni e aneddoti, sogno e realtà, tenterà di  costruire un’azione “assoluta”, un atto che possa ribaltare l’ordine sociale. 
Ma tutto finirà in niente, in un effetto puramente comico.
Da lì, l’amara presa di coscienza che nulla può accadere davvero, nulla può essere scosso, che l’ordine sociale procede senza sosta e fagocita ogni nostra azione. 
E allora la maschera di Joker eroe del caos, mito della contemporaneità, resta solo una fantasia, un’utopia realizzabile esclusivamente nella storia dei fumetti e del cinema.

Nato dalla penna di Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson nel 1940, questo pagliaccio malefico, anarchico e psicopatico è diventato in poco tempo uno dei supercriminali più presenti nell’immaginario comune, grazie anche ai diversi film costruiti proprio attorno alla figura dell’antagonista per antonomasia: registi come Romero, Tim Burton e Todd Phillips si sono lasciati sedurre da un personaggio così perturbante, enigmatico e imprevedibile offrendo al pubblico diversi punti di osservazione. 

Questo allestimento nasce dalle stesse intenzioni, ovvero dal desiderio di sfruttare la maschera del Joker per affrontare la questione del male: uno sguardo sull’abisso della natura umana e sui suoi meccanismi sociali; uno scavo per così dire archeologico alla scoperta di ciò che si cela dietro quel ghigno rosso sangue, potente e simbolico detentore della forza ancestrale di antiche feste e maschere.

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