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EVE #2

  • DI E CON FILIPPO MICHELANGELO CEREDI
    ASSISTENTI AL PROGETTO CLARA FEDERICA CRESCINI, SARA GAMBINI ROSSANO
    ALLESTIMENTO SCENICO ADRIANA RENNA
    ACCOMPAGNAMENTO ALLA REALIZZAZIONE ALESSANDRA DE SANTIS E ATTILIO NICOLI CRISTIANI - TEATRO DELLE MOIRE
    PRODUZIONE TEATRO DELLE MOIRE/DANAE FESTIVAL, LENZ FONDAZIONE/NATURA DEI TEATRI FESTIVAL con il sostegno di IntercettAzioni - CENTRO DI RESIDENZA ARTISTICA DELLA LOMBARDIA (un progetto di Circuito CLAPS e Teatro delle Moire, Industria Scenica, Milano Musica, ZONA K)

     

     una produzione di Filippo Michelangelo Ceredi, Teatro delle Moire/Danae Festival, Lenz Fondazione/Natura Dèi Teatri Festival con il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (un progetto di Circuito CLAPS e Teatro delle Moire, Industria Scenica, Milano Musica, ZONA K)

Secondo capitolo di un progetto iniziato nel 2019, EVE #2 indaga il tema della paura (e della censura della paura) attraverso il racconto di una storia autobiografica. Paolo, amico e coetaneo dell’autore, non esce più dalla casa di sua madre a causa di una vicenda personale che lo ha portato a chiudersi dentro di sé.

 Dopo tanti anni di silenzio, Filippo decide di attraversare lo spazio scenico per rievocare l’amicizia con Paolo, ricostruendo la geografia di un affetto antico e decisivo. I ricordi personali di quando erano ragazzini si intrecciano con la cultura pop degli anni ‘90, e proprio quando l’adolescenza li sta portando all’apice della vicinanza, Paolo comincia ad allontanarsi, sempre più disorientato e ferito dalla vita.

 La performance è un tentativo di riappropriazione di una relazione che per troppo tempo è stata sospesa nella possibilità dell’annientamento. Il performer cerca disperatamente di rimettere in moto un dialogo con il presente, usando i frammenti della memoria e l’interazione con la videoproiezione, estensione spaziale del racconto performativo. Per esorcizzare la propria impotenza, Filippo mette in scena un’ultima trasformazione dello spazio scenico e accompagna lo spettatore verso una riflessione sulla possibilità di ascoltare il dolore e la paura di chi rimane escluso dal flusso della vita, intrappolato in un lento processo di oscuramento. 

foto: Giovanni Chiarot

 

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