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da Sabato, 02 Dicembre 2017 a Domenica, 03 Dicembre 2017

IL MERCANTE DI VENEZIA

  • DA WILLIAM SHAKESPEARE

    ADATTAMENTO E REGIA FILIPPO RENDA

    CON FRANCESCA AGOSTINI, SEBASTIANO BOTTARI, MATTEO GATTA, MATTIA SARTONI, BEPPE SALMETTI, IRENE SERINI, SIMONE TANGOLO

    ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE IN COLLABORAZIONE CON IDIOT SAVANT

Teatro Giuditta Pasta

Via I Maggio, 5, 21047 Saronno VA

tel. 02 9670 1990

Scontro etico, sociale e culturale. Conflitto fra amicizia e amore. Lealtà e giustizia. Questi i temi portanti de Il Mercante di Venezia. Ancora una volta Shakespeare riesce a scavalcare il limite temporale e a fornirci materia per riflettere su di noi e sul nostro presente. Complice la magia di Venezia, l'allestimento del Mercante shakespeariano è spesso stato lo spunto per ricreare lussuosi allestimenti. In questa lettura, Venezia è una città annodata nell'intrico delle calli, prigioniera di un'acqua stagnante che la invade compromettendo le condizioni igieniche e la salute psichica dei protagonisti. Venezia è l'epicentro di un terremoto morale, al cui nucleo è collocata la presunzione umana di credersi infallibili, l'inevitabile cortocircuito tra giustizia e giustizialismo, tra ordine e vendetta. Il punto di partenza è una condizione umana di stagnazione; ma il punto di arrivo è lo scontro religioso e morale. In una Venezia malata di ristagno, il celebre personaggio di Shylock è uno di quegli archetipi shakespeariani ai quali sono attribuiti in modo quasi aprioristico tratti di immoralità e colpa. Le letture tradizionali del testo assumono questo pregiudizio acriticamente, senza mai metterlo in discussione e relegando la richiesta di penale del contratto (la famosa libbra di carne) a un mero coup de théâtre. Eppure, il riscatto è un indizio: Shylock non chiede denaro, ma carne; non vuole ricchezza, ma vita. L'usuraio ebreo è in scena sempre vestito di nero non perché le sue vesti riflettano la sua scura condizione morale, bensì per un fatto oggettivo: è da poco rimasto vedovo. Shylock vive lo stesso drammatico impasse di Antonio. Nella città stagnante, l'ebreo è uguale agli altri.

Non mi è mai interessato mettere in scena un testo già esistente ma utilizzarlo come pretesto per mettere in luce delle ossessioni del tutto private e personali. Non mi interessa scrivere un testo con un linguaggio contemporaneo, cerco piuttosto di impossessarmi dell’autore e del suo stile mimetizzando i miei contenuti. Quando la generazione under 30 incontra Shakespeare si trova di fronte a un archetipo, a un genitore che bisogna essere disposti ad uccidere, a violentare, a tradire. Rischiando di rimanerne schiacciati, sconfitti. Ma non è questo il rischio che un under 30 deve essere disposto a correre. Credo non ci si debba aspettare mai nulla da un’opera artistica, se non l’onestà da parte di chi la compone, la sua disponibilità completa e scandalosa a mettere a nudo ciò che di solito viene, forse giustamente, celato: le proprie paure, i propri desideri, i propri tabù. Shakespeare rappresenta un alleato incredibile per questa funzione, forse perché si tratta del drammaturgo che, più di tutti, è stato in grado di sezionare e ispezionare ogni cavità dei comportamenti e degli usi umani.

Filippo Renda