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da Martedì, 11 Giugno 2019 a Mercoledì, 12 Giugno 2019

EDIPO. IL CORPO TRAGICO

  • LIBRETTO, MUSICHE, CANZONI GIPO GURRADO

    E CON FEDERICA BOGNETTI, ANDREA LIETTI, ROBERTO MARINELLI, ISABELLA PEREGO, ELENA SCALET, GIUSEPPE SCODITTI, ANDREA TIBALDI, CECILIA VECCHIO, CARLO ZERULO

    DRAMMATURGIA GIPO GURRADO E LIVIA CASTIGLIONI

    MOVIMENTI SCENICI MAJA DELAK

    REGIA GIPO GURRADO


Il dramma del tragico conflitto tra destino annunciato dal nome, tra legge e desiderio. Il corpo diventa la scena con cui si racconta il dramma.

La tragedia è completamente scritta sul corpo. Un anziano con gli occhi tumefatti sta in scena inizialmente di spalle mentre il pubblico entra. L’audio nello spazio annuncia istruzioni necessarie per il viaggio. Gradualmente questo individuo libererà il suo corpo di tutto quello che indossa. I vari strati di questo corpo scopriranno a ritroso le fasi di questo processo tragico che lo sguardo ha rifiutato. Un uomo in grembiule gli sarà di ausilio per riuscire meglio e con più comodità a liberarsi dei segni del tempo, di tutto ciò che ha scoperto, del peso della conoscenza. Un audio accompagnerà questa azione per indirizzare la lettura visiva del pubblico in sala. I segni scritti sul copro acquisteranno un senso compiuto grazie all’aiuto delle istruzioni dettate dall’audio in sala, una specie di rebus tridimensionale. Tutto ciò che il corpo dell’attore avrà addosso sarà frutto dell’artificio e di una costruzione di make-up. Capelli, sopracciglia, peluria del petto, sono stati attaccati col trucco e saranno tolti dall’uomo in camice. Il piede infettato e gonfio, da cui fuoriuscirà pus sin dall’inizio dello spettacolo, pian piano andrà a sgonfiarsi fino a svelare, così come per tutto il corpo, un’anatomia fisica glabra e senza peluria: un bambino su cui come ultima azione ci sarà la foratura della caviglia. Questa tragedia ha inizio sul corpo di un bambino nel momento in cui Laio, per evitare il compimento dell'oracolo, strappa il neonato dalle braccia della nutrice e gli fa forare le caviglie per farvi passare una cinghia e poi farlo "esporre", abbandonandolo cioè alle bestie in una foresta, per mano di un suo servo.  Questo tassello iniziale del mito di Edipo chiuderà questa indagine a ritroso per mezzo di un trapano come a significare l’azione iniziale dell’abbandono di un corpo completamente nudo e rasato in ogni sua parte, viso e zone intime comprese. In quel momento il suo aiutante, rivelatosi Tiresia, appenderà le caviglie ad un gancio penzolante per poi issare il corpo tragico di un bambino, di un capro espiatorio da mostrare al coro delle bestie sedute in una foresta ch’è la platea del teatro.

La storia.

Quando Edipo, re di Tebe, chiede all'oracolo come sconfiggere la pestilenza che devasta la sua città, questi rivela che la causa della sciagura è l'uccisione impunita del precedente re di Tebe, Laio, di cui Edipo ha preso il posto e sposato la vedova. Una volta saputo che questi erano rispettivamente suo padre e sua madre, si acceca.

Il peso della colpa, del senso profondo di questa, a volte è troppo grande da sopportare e si preferisce eliminare ogni tipo di sguardo col mondo che si è disegnato. Il corpo diventa la base su cui disegnare gli effetti di quella azione emotivamente incontenibile. Cavarsi gli occhi è un gesto potente, che annienta e rifiuta qualsiasi piacere abbia dato il mondo fino a quel momento.

Questo è il fulcro della storia e in questo passaggio risiede l’azione che anima l’intera arcata di questo racconto, antico quanto l’uomo e la sua convivenza cogli altri.

La ferocia del figlio Edipo che assassina il padre è paradigma di una scena universale: ogni figlio vuole liberarsi di suo padre e dei suoi genitori per realizzare il suo desiderio. Il necessario processo di umanizzazione della vita, che si fonda sul conflitto tra le generazioni, e l’esistenza di una Legge implica la tendenza alla sua violazione trasgressiva. Ma Edipo, che realizza la più estrema delle trasgressioni, porta anche su di sé le marche dei terribili crimini del parricidio e dell’incesto. Per questo al termine della tragedia si cava gli occhi con i fermagli dei capelli di sua moglie e madre Giocasta. A dimostrazione che la legge s’è iscritta sul suo corpo nella forma del senso di colpa per ciò che ha commesso.

Il conflitto tra legge e desiderio quindi è direttamente connesso all’esperienza autentica del senso di colpa. Il senso della tragedia sta nell’esperienza profonda di aver trasgredito la legge perché travolti dall’insanabile desiderio. Il figlio che compie il delitto del padre e l’incesto con la madre vive il pentimento. La tragica lacerazione che affligge Edipo è lo specchio della divisione, e del conflitto interno, tra Legge e Desiderio, che in lui alberga fino alla violenza furiosa che rende impossibile ogni parola e che si compenserà con il fine del proprio accecamento: non voler vedere il presente, frutto della propria azione. Una tragedia che si consuma sulla propria pelle come parte evidente e superficiale del corpo su cui si iscrivono i segni delle azioni che compongono la vita che genera tale processo. Il corpo di Edipo accoglie sul proprio piede l’inizio della propria esistenza con la rappresentazione del proprio nome e chiude questa esperienza con l’accecamento come buio assoluto che annulla ogni possibilità di redenzione per le azioni commesse.

Il dramma del tragico conflitto tra destino annunciato dal nome, tra legge e desiderio. Il corpo diventa la scena con cui si racconta il dramma.

La scena di questo spettacolo sarà il corpo. Le parole, gli intrecci, il coro e gli altri saranno arti, odori, posizioni e sguardi radicati e mappati sul fisico dell’attore.

 

 

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