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da Domenica, 22 Dicembre 2019 a Martedì, 07 Aprile 2020

SUPERMARKET A MODERN MUSICAL TRAGEDY

  • LIBRETTO, TESTI, MUSICHE, REGIA GIPO GURRADO 

    COREOGRAFIE E MOVIMENTI SCENICI MAJA DELAK 

    DRAMMATURGIA GIPO GURRADO, LIVIA CASTIGLIONI 

    COSTUMI SARA PAMIO

    DISEGNO LUCI ROSSANO SIRAGUSANO

    CON FEDERICA BOGNETTI, FRANCESCO ERRICO, ANDREA LIETTI, ROBERTO MARINELLI, ISABELLA PEREGO, ELENA SCALET, ANDREA TIBALDI, CECILIA VECCHIO, CARLO ZERULO

    PRODUZIONE ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE


TOUR 2019/2020

22 dicembre |Montegiorgio (Fm)
27-29 dicembre|Teatro Manzoni Pistoia (Pt)
17-18 gennaio|teatro Puccini, Firenze (Fi) 
23 gennaio|teatro Fonderia Leopolda, Follonica (Gr)
24 gennaio|Teatro dei Coraggiosi, Pomarance (Pi)
29 gennaio-9 febbraio|Teatro Fontana, Milano (Mi)
15-16 febbraio|Messina (Me)
17 febbraio|capo D'Orlando (Me)
19-22 febbraio|teatro Duse, Genova (Ge)
29 febbraio|teatro Sartori, Ala di Trento (Tn)
5 marzo|Teatro Comunale di Pergine (Tn)
6 marzo|Cinema Paladolomiti, Pinzolo (Tn)
7-8 marzo|Teatro Binario7, Monza (Mb)
11 marzo|Teatro Cagnoni, Vigevano (Pv)
7 aprile|teatro Nuovo Giovanni da Udine, Udine (Ud)

"In scena ci siamo, manco a dirlo, noi con le nostre nevrosi, dipendenze o manie. Perché davanti agli scaffali del supermercato ci riveliamo neppure fossimo sulla poltrona dello psicanalista."

Vincenzo Sardelli, klpteatro.it

Supermarket - A modern musical tragedy è uno spettacolo fuori dal comune, pieno di situazioni surreali, di risate tragicomiche e di poesia. A tratti senza parole. Perché quello che succede dentro a un supermercato lascia proprio così. Supermarket è un “non-musical” costruito con nove attori e una partitura sonora fatta di canzoni originali, a cui si aggiunge sia un sound design costruito con suoni e rumori ripresi in un vero supermercato, sia una serie di annunci ad hoc con una drammaturgia originale. E mentre quello che esce dagli altoparlanti incanta e ipnotizza, tra gli scaffali del supermercato si compie il rito del “procacciarsi il cibo”. Come i membri di una tribù, cerchiamo di proteggere i nostri cari affrontando sfide, pericoli, avversità̀... tutto per riuscire a riempire il carrello della spesa, per riuscire ad avere le scorte per superare l’inverno, il mese, la settimana. Strutturata come una vera e propria tragedia, Supermarket inizia con un prologo surreale, per dare poi spazio all’entrata in scena del coro di personaggi. Un avvicendarsi di situazioni comiche trasforma in grottesco disavventure comuni a chi si trova abitualmente a fare la spesa: dall’attesa del proprio turno al banco gastronomia fino al litigio per la coda alla cassa. Al centro del racconto ci sono le persone, con i loro stati d’animo, i loro sentimenti e i loro pensieri. E con una vita che li aspetta fuori, appena superate le casse. Persone bizzarre che incontriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. E quelle persone bizzarre, per gli altri, siamo noi. Dopo aver visto Supermarket non sarà più possibile andare a fare la spesa senza scoppiare a ridere, senza pensare di trovarsi dentro a uno spettacolo comico, a una coreografia di massa, a un musical fuori dal tempo... senza sentirsi protagonisti di uno spettacolo esilarante.

 

 

 

 

 

NOTE DI REGIA

 

Mi interessava raccontare uno spaccato della nostra società, dalle sue abitudini agli stili di vita, passando per nevrosi e malattie del consumo. Per questo ho deciso di pensare ad un o spettacolo ambientato in un supermercato: uno spazio ordinario e quotidiano, che spesso quasi non vediamo davvero, troppo concentrati sulla necessità di portare a termine, nel minor tempo possibile, la nostra spesa.Raccontare le vite di chi trascorre nel supermercato i pochi minuti di una spesa al volo e di chi invece passa una vita intera dietro alla cassa o al bancone diventa un modo ironico e surreale per rappresentare la nostra esistenza. In qualche modo ci riconosciamo in questi personaggi un po’ sopra le righe che cantano e recitano sul palco. Così descriverne la bizzarria, definirne i caratteri, raccontare un piccolo pezzo della loro verità in un contesto in cui il rischio di alienazione è alto e costante, li rende in qualche modo più umani e più simili a noi. Durante il lavoro di ricerca per lo spettacolo – e anche oggi, ammetto – ho preso l’abitudine a frequentare i supermercati per osservare, come un antropologo, i movimenti della “fauna” presente. Guardare gli altri in questo tipo di contesto, che spesso viviamo come uno spazio di “necessaria sofferenza” per la sopravvivenza, offre un interessante punto di vista anche su noi stessi e sul nostro modo di relazionarci, fra di noi e con noi. La musica in questo spettacolo è un’arma potente, colpisce, intrattiene, anima la scena e, al contempo, veicola contenuti in modo immediato. Certo in Italia il musical non è un genere di grande sperimentazione e i teatri, quando lo propongono, tendono ad andare sul “sicuro” con grandi classici di tradizione anglosassone. Per fortuna c’è chi, come Elsinor, investe in ricerca e sperimentazione. 

Gipo Gurrado

 

 

 

 

ESTRATTI DI RASSEGNA STAMPA

Nessuna ferocia in questa vis giocosamente dissacratoria, ma un prezioso equilibrio di intelligenza e leggerezza, che, senza abdicare alla stoccata pungente, non accusa e non recrimina, ma tratteggia un mondo di figurini quasi felliniani entro cui non si può che sprofondare in un cullante mirroring. È la musica, poi, che – dolente, spesso, e quasi amara, in contrasto alla leggerezza di un detto ostentatamente formale e garbato, nonostante l’esplicito sotto testo irriverente -, con la sua densità quasi straziante, trascina nel mood emozionale, esplicitando la consistenza tragica, in filigrana a quello che, nonostante tutto, avrebbe ancora potuto sembrare un moderno e consumistico paese dei balocchi. Invece si fa luogo di (auto)disvelamento e termometro dell’insofferenza, fretta, superficialità, ipocrisia e ferocia di questa nostra società di eterni irrisolti.

Francesca Romana Lino, fattiditeatro.it

 

In scena ci siamo, manco a dirlo, noi con le nostre nevrosi, dipendenze o manie. Perché davanti agli scaffali del supermercato ci riveliamo neppure fossimo sulla poltrona dello psicanalista. Gipo Gurrado, nelle vesti di librettista, musicista, paroliere, regista e drammaturgo, confeziona uno spettacolo sbarazzino e minimalista. “Supermarket” è un lavoro pimpante. Le canzoni diventano parodia. Rappresentano a pennellate rapide l’ansia da prestazione che ci prende quando facciamo la spesa. I bip dei registratori sono l’elettrocardiogramma impazzito dei nostri consumi. Mentre la cassiera ci chiede la Fidaty Card, sbucano tipologie umane che paiono vivere di vita propria: autentiche maschere teatrali che cercano una sorta di ribalta.

Vincenzo Sardelli, klpteatro.it

 

È tornato sulla scena un piccolo successo milanese prodotto da Elsinor, un divertente non-musical su una tragedia moderna: cioè la vita al supermarket, esperienza sublime e apocalittica per casalinghe ma non solo. (…) Cantando serissimi sul costo dll’Asiago o dell’aloe, si parla di noi. E l’effetto parodia è garantito.

A. Bandettini La Repubblica

 

Uno spettacolo lieve e beffardo che sembra voler suggerire di prendere la vita con più leggerezza.

L. Zangarini, La Lettura

 

Gli scaffali sono da immaginare, come del resto gran parte delle scene: non da immaginare sono le liti, le tribù che si formano tra i bancali di un qualsiasi supermercato, che viene utilizzato soltanto come sfondo per narrare la quotidianità. Supermarket è una tragi-commedia, firmata da Gipo Gurrado, che si trasforma in un musical, una serie di situazioni surreali, che fanno ridere e riflettere.

M. Zampollo, Rolling Stone

 

Una comicità surreale e grottesca, dove si ride di tutti e non si salva nessuno. Eppure fuori c’è la vita, appena oltre le casse.

D. Vincenti, Il Giorno

 

La bravura degli attori non è in discussione, ma ciò che più colpisce di Supermarketsono l’idea e com’è stata sviluppata. Il bello è che nessuno dei presenti in platea potrà sentirsi sollevato, tutti siamo chiamati in causa, per quanto si estremizzino (a ragion veduta) certi caratteri e atteggiamenti. 

M. Tangorra, Milanoweekend

 

Supermarket compie un salto in avanti proprio facendone uno indietro, realizzando un racconto originalissimo nel panorama teatrale italiano che conserva però del mitico – nel senso di classico, sempre attuale, senza tempo – sul tema dell’assurdità del comune vivere umano, sopra il quale, seppure con un po’ d’amarezza, non possiamo fare altro che ridere a crepapelle.

F. Melchiorri, Birdmen Magazine

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