• Current

LA CASA DI BERNARDA ALBA

  • DI FEDERICO GARCìA LORCA

    REGIA RAFFAELLA BOSCOLO

    CON RAFFAELLA BOSCOLO, MONICA FAGGIANI, ELENA FERRARI, CHIARA ANICITO, SILVIA SONCINI, ARIANNA ARAGNO, PAOLA GIACOMETTI

    PRODUZIONE ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE

Considerato il capolavoro del teatro spagnolo contemporaneo, La casa di Bernarda alba fu scritto dall’autore due mesi prima di essere ucciso nel 1936, a soli 38 anni, per mano dei falangisti. L’opera originale, che lo stesso Garcia Lorca definì documentario fotografico, è severa e, al contempo, semplice, ma esprime l’enorme forza dell’eros, della terra d’appartenenza e del condizionamento sociale.

Lo spettacolo, tutto al femminile, è diretto da Raffaella Boscolo, che, come attrice, ha frequentato molti testi tragici e proprio a quelle interpretazioni attinge la sua visionarietà per raccontare la deformazione dei rapporti familiari di Bernarda e le sue cinque figlie.

Concepito per soli 80 spettatori, La casa di Bernarda Alba è stato presentato in prima nazionale nel 2012 alla suggestiva luce del tramonto nello scenario dei Chiostri di Santa Maria alla Fontana, adiacenti al Teatro Fontana.

Considerato il capolavoro del teatro spagnolo contemporaneo, fu scritto dall’autore due mesi prima di essere ucciso nel 1936, a soli 38 anni, per mano dei falangisti. L’opera originale, che lo stesso Garcia Lorca definì documentario fotografico, è severa e, al contempo, semplice, ma esprime l’enorme forza dell’eros, della terra d’appartenenza e del condizionamento sociale. Narra la storia di una donna, che, alla morte del secondo marito, impone alle figlie il rispetto assoluto del lutto, impedendo loro qualsiasi contatto con il mondo esterno. La casa si trasforma, così, in una prigione. Le tensioni di questo spettacolo tutto al femminile nascono dal confronto tra una madre dispotica e le figlie, che ha segregato in casa, impedendo loro di vivere una giovinezza serena. Ma le fanciulle sono tutte un fremito, vorrebbero vivere, uscire, fare esperienze. Il potere autoritario di Bernarda fa si che le sue figlie ardano di passione, una passione cocente che nessuna dittatura è in grado di frenare e tanto meno di controllare. Un grave evento pone fine al dispotismo di Bernarda: il giovane Pepe il Romano, promesso sposo di Angustias, la figlia più grande, intreccia una relazione anche con la sorella più piccola. le ragazze cospirano in silenzio una contro l”altra e tutte contro Bernarda. E la tragedia incombe, Bernarda non deve sapere nulla, sarebbe una macchia indelebile sul suo onore.

NOTE DI REGIA

Cercavo un testo in cui sperimentarmi ancora una volta nella veste di regista e insieme interprete. Volevo coinvolgere più attrici. Volevo utilizzare luci naturali, sprovviste completamente di tecnica e scenografia. Mentre lavoravo nella scorsa stagione allo spettacolo Il pranzo di Babette di Karen Blixen al Fontana, spesso, passando, buttavo l’occhio al magnifico chiostro adiacente al teatro ed è così che è nata l’idea di ambientarci La casa di Bernarda Alba, la mia casa di Bernarda Alba. Non ci sono proiettori, riflettori e giochi di luce. Nessun attrezzo o materiale scenografico. Sono sufficienti il tramonto e la bellissima cornice del chiostro del Teatro Fontana. Si può fare teatro con nulla o con pochissimi mezzi. È stata la mia sfida. Lavorando ovviamente intensamente sulla recitazione con le sei attrici, che hanno reso vivo il chiostro sia con la pioggia sia con il sole, con i cani, i piccioni, le campane della chiesa, le parole a poco a poco si sono staccate dal testo e hanno preso vita nel portico con naturalezza. La comunità ristretta in cui sono rinchiuse le cinque figlie di Bernarda produce effetti catastrofici, trasformando le protagoniste in iene, belve, felini incattivite dall’ invidia, dalla gelosia, dal possesso. Una sorta di cannibalismo prodotto dalla chiusura dei rapporti sociali e dall’ insofferenza a “quel convento” in cui sono recluse dalla madre.

Non potendo uscire si mangiano l’una con l’altra.

La figlia più piccola muore per tutte e tutte con lei.

Questa è un’operazione che va oltre il teatro.

Il chiostro dà un’atmosfera non realistica, è sufficientemente staccato dall’ambientazione reale di una casa e abbastanza evocativo da sembrare un luogo adatto per raccontare la storia di una famiglia di cinque figlie e una madre autoritaria. Così come non c’è artificio nella struttura non finta, ma ricreata, così anche ciò che succede ha della verosimiglianza. All’aria aperta, con i rumori naturali, con il sole che tramonta, si aggiungono suggestioni date dalle parole e dalla situazione, come se si potessero dissociare e ci rendono vivo un testo potente e immenso.