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Io sono. Solo. Amleto.

  • DI E CON MARCO CACCIOLA

    DRAMMATURGIA A CURA DI MARCO CACCIOLA, MARCO DI STEFANO

    CON TESTI ORIGINALI DI MARCO CACCIOLA, LORENZO CALZA, MARCO DI STEFANO, LETIZIA RUSSO

    AUDIO LIVE E VIDEO MARCO MANTOVANI

    LUCI FABIO BOZZETTA

    ASSISTENTE ALLA REGIA CARLOTTA VISCOVO

    PRODUZIONE ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE

    SI RINGRAZIA INBALìA, RESIDENZA IDRA, MANIFATTURA K

     

TOUR 2019/2020 

27 settembre| I Giardini di Ararat, Viterbo (Vt)
29 novembre| Teatro Testori, Forlì (Fc)

Dedicato a due genitori>non-padri, due creatori, cosi diversi, di cui celebriamo l'anniversario ogni giorno e la cui memoria non decade ogni decade. Un “pezzo” di ognuno di loro e con noi ogni sera. Al Leone e al Corvo.

 

 

Come si fa a “uccidere un padre che è già morto”? Che di vendicarlo proprio non si ha voglia... Bisogna davvero “ereditarne il nome” e seguirne i passi sulla terra? O meglio risolversi a lasciarlo riposare sotto quella terra e seguire i propri passi, rischiando pure di sparire? Da queste e da altre domande ancora, l'interprete di Amleto parte per indagare i propri confini. E così, in questo non-luogo, misterioso e di passaggio, sono destinati a sprofondare alcuni personaggi dell'Amleto, ognuno portatore di un tema e di una rinnovata visione sulla vita e sulla morte, ognuno interpretato dallo stesso uomo, Solo. Il progetto parte dal testo shakespeariano per attraversare i dubbi che fondano il nostro tempo: dal rapporto tra padri e figli alla relazione tra leader e società, dalle dinamiche di potere, sia nella dimensione pubblica che in quella privata, alla ricerca di una giustizia che si specchia nella vendetta. Il mito di Amleto incarna perfettamente il travaglio della crisi di conoscenza contemporanea. Siamo noi a essere Amleto: sopraffatti dal Pensiero, impossibilitati all'Azione. La drammaturgia, la recitazione e la regia collaborano a esplorare zone di confine, tra attore e personaggio, palco e platea, realtà e finzione, prendendosi il rischio di provare a conquistare l’essere, lo stare. Una ricerca tra la prontezza e l’azione. Una riflessione sull'Identità. La Solitudine. L'Arte. Io sono. Solo. Amleto.

Marco Cacciola

 

 

Rassegna stampa

“Niente male davvero... Io sono. Solo. Amleto e un esempio felice di come si possa lavorare su un super classico, in questo caso sul Classico per eccellenza, senza rimanerne servi ma facendone una manipolazione ragionata.” (Elena Scolari, PAC)

“Sia lode al dubbio. Marco Cacciola trova una sua personalissima declinazione del principe di Danimarca, lo trasforma coraggiosamente... tutto e lecito purché si compia il rito teatrale. L’attore seduce la platea, salta con agilita dal lazzo all’immancabile monologo, prova del fuoco che supera abilmente, applicando un lavoro di sottrazione.” (Danilo Caravà, Milano Teatri)

“...L’originale shakespeariano si manifesta in trasparenza, quasi fosse un serbatoio mitico da cui gli autori attingono immagini e archetipi per costruire una drammaturgia che guarda al contemporaneo, cucendo insieme quadri e testi diversi... Cosi Cacciola si configura come “medium” che permette la manifestazione fisica e concreta dei personaggi sulla scena che, per poter dire qualcosa al pubblico, devono necessariamente passare attraverso la sua mediazione corporea.” (Alice Strazzi, Stratagemmi)

“II teatro dovrebbe essere pericoloso ed eccitante, continuo significato in movimento, abuso intrusivo nelle vite. Dovrebbe essere sbagliato, toglierci la vista per ricordarci che siamo vivi, essere non capito, fregarsene delle regole e chiamarle nulle. Dovrebbe scavare dei vuoti e creare dal nulla qualcosa di nuovo e lontano, insinuarsi tra le pieghe della realta e depositare li un segreto. A volte ci sono spettacoli che fanno tutto questo... Lo spettacolo preserva la lucidita spaventosa dei ragionamenti tematici del testo originale e aggiunge se stesso in dono... Cacciola con furia bestiale lentamente scolla queste certezze per rimodellarle. Il risultato scolpisce qualcosa di irripetibile, spaventoso e per questo necessario.” (Leonardo Strano, il Cittadino)

 

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